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Integratore alimentare di alfalattoalbumina

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Informazioni di supporto

FAQs - Informazioni di supporto

Guida all’uso del SERPLUS

Dott. Paolo Mainardi

Serplus Compresse (cpr): è stata la prima formulazione, ogni compressa contiene 0,75 g di alfa-lattoalbumina, contiene fruttosio. Può essere indicata per disturbi da lievi a gravi, modulando il dosaggio da 1 a 3 compresse die. In casi clinici particolari si è arrivati a 6 compresse die.

Serplus Complex: è la formulazione più efficace, 2 bustine die equivalgono o sono superiori a 3 compresse die di Serplus . Contiene FOS che sono i precursori del nutriente delle cellule intestinali, i SCFAs. Questi vengono ricavati nel colon dalla fermentazione dei FOS, principalmente presenti nella frutta, nostro alimento primordiale. Le cellule intestinali ben nutrite rispondono meglio alle stimolazioni dell’alfa-lattoalbumina. Il maggior volume formulativo, 6 g, ha permesso di ottenere un’elevata biodisponibilità dell’alfa-lattoalbumina. Il processo di granulazione permette di aumentare la velocità di solubilizzazione dell’alfa-lattoalbumina, sieroproteina solubile in acqua, ma con un’elevata energia di idratazione (come per esempio lo zucchero).

Serplus Mite: è a dosaggi dimezzati rispetto al Complex, contiene la stevia al posto del fruttosio. È indicato per il mantenimento dei risultati ottenuti con il Complex, o nelle patologie lievi , in alternativa al Serplus compresse. Rispetto al quale presenta il vantaggio dei FOS e di una maggiore biodisponibilità dell’alfa-lattoalbumina. Il processo di granulazione permette di aumentare la velocità di solubilizzazione dell’alfa-lattoalbumina, sieroproteina solubile in acqua, ma con un’elevata energia di idratazione (come per esempio lo zucchero).

Serplus Complex e Mite: versare il contenuto della bustina in un bicchiere vuoto, quindi versare 2 dita di acqua (circa 50-60 ml) e agitare energicamente mediante un cucchiaino. In questo modo si ottiene la completa solubilizzazione del granulato.

Tutte le formulazioni vanno assunte a stomaco vuoto e almeno mezz’ora prima di pasti proteici, in quanto l’alfa-lattoalbumina, a differenza di altre proteine, non precipita nell’ambiente acido dello stomaco. Demolita a sue frazioni (peptidi) dagli enzimi, attraversa velocemente lo stomaco e in 20-30 minuti dopo l’assunzione arriva nell’intestino dove svolge precise e ben note azioni.

Serplus cpr: le compresse devono essere masticate bene per consentire il processo di predigestione che permette all’alfa-lattoalbumina di essere solubilizzata. Nelle compresse non ci sono “agenti di spinta” favorenti la solubilizzazione dell’alfa-lattoalbumina, pertanto la modalità di masticazione riveste un ruolo importante sull’efficacia del prodotto.

Serplus Complex e Mite: versare il contenuto della bustina in un bicchiere vuoto, quindi versare 2 dita di acqua (circa 50-60 ml) e agitare energicamente mediante un cucchiaino. In questo modo si ottiene la completa solubilizzazione del granulato.

L’alfa-lattoalbumina è la sieroproteina che la Natura ha selezionato per attivare l’intestino del neonato. Alla nascita l’intestino, che non ha mai funzionato prima, è completamente permeabile e sterile. Con la prima assunzione del colostro viene infestato da tutti i batteri. L’alfa-lattoalbumina contenuta nel colostro determina le condizioni del terreno permettendo ai soli ceppi batterici simbiotici di attecchire. Sorprendentemente il microbiota che attecchisce è molto simile a quello che la mamma aveva prima della gravidanza, che doveva essere valido, altrimenti sarebbe stata infertile. Ovviamente con il parto cesareo, o fortemente medicalizzato, facciamo di tutto perché questo passaggio non avvenga.

Inoltre riduce gradualmente la permeabilità intestinale via via che l’intestino del neonato impara a produrre gli anticorpi e i fattori di crescita, non dovendo più assumerli dal latte materno.

L’allontanamento del neonato dalla mamma non avviene con il taglio del cordone ombelicale, in quanto il latte si sostituisce ad esso nelle diverse funzioni di nutrire, proteggere, ma soprattutto di attivare i processi maturativi post-natali, finalizzati a rendere autonomo il neonato.

Mentre nel latte maturo prevale l’aspetto nutritivo, i colostri sono specie-specifici. Quello dell’uomo è il più diverso dagli altri, in quanto l’uomo è l’unico mammifero che dopo la nascita debba ancora far maturare il cervello. Gli altri mammiferi, dopo la nascita, accrescono le ossa.

Infatti, negli altri colostri non solo c’è meno alfa-lattoalbumina, ma essa è racchiusa in un guscio di beta-lattoglobulina, non presente nel nostro.

La beta-lattoglobulina ha azioni opposte all’alfa-lattoalbumina, ed è la vera responsabile delle reazioni avverse al latte vaccino, erroneamente attribuite al lattosio, presente anche nel nostro latte, o alle caseine, famiglia di molecole presenti anche nel nostro latte, anche se con una differente distribuzione. Difficilmente le caseine possono procurarci danni, i quanto precipitano nell’ambiente acido dello stomaco, formando sedimenti (pietre) da cui gli enzimi staccano principalmente singoli ammino acidi. Una volta nel sangue, non sono distinguibili da analoghi ammino acidi provenienti dalla demolizione di altre proteine (ricordo che tutte le proteine sia animali che vegetali sono composte dagli stessi ammino acidi, una ventina, le differenze chimico-fisiche sono date dalle diverse sequenze, così come con una ventina di lettere siamo in grado di scrivere tante parole diverse). Una parte delle caseine viene demolita come peptidi che svolgono un’azione protettiva, disinfiammante intestinale.

Le azioni intestinali dell’alfa-lattoalbumina quando assunta con il colostro, modulano la maturazione del cervello del neonato, per esempio si formano i canali del Cl, con azione inibitoria. Proprio per la loro mancanza, il cervello del neonato è più eccitabile, si possono avere crisi epilettiche in seguito a rialzi termici.

L’alfa-lattoalbumina mette le basi, in quanto la maggiore maturazione intestinale avviene durante lo svezzamento, processo che dura fino a 4-7 anni di vita del bambino. Questo ci dimostra la necessità di esporre l’intestino ad antigeni complessi, affinchè maturi, in maniera simile alla progressione dei pesi di un bilanciere per il potenziamento muscolare. Sforzi eccessivi provocano uno strappo muscolare, così alimenti complessi provocano il cronicizzarsi dell’ infiammazione intestinale, che oggi sappiamo capace di migrare su altri organi ed essere la causa patogenetica di diversi sintomi. Non un fattore predisponente, bensì la causa.

Le azioni dell’alfa-lattoalbumina riguardano tutto il sistema digerente: stimola la secrezione di acido nello stomaco, indispensabile per una corretta azione degli enzimi. Stimola la secrezione dei succhi gastrici, quella di muco, per una maggiore protezione dei tessuti dall’acido, e di bicarbonato al fine di neutralizzare l’acido.

Anche le cellule dello stomaco rilasciano bicarbonato, in modo che nello strato di muco avvenga la neutralizzazione dell’acido prodotto dalla pompa protonica. In questo modo, nonostante il pH dello stomaco arrivi a 1.2, le cellule del tessuto “vedono” pH=7.

Se lo strato di muco si assottiglia, o le cellule rilasciano meno bicarbonato, l’acido può arrivare a toccare il tessuto prima di essere neutralizzato.

Il problema non è un eccesso di acidità, dato che il pH è una misura di concentrazione, non di quantità, ma di una diminuita capacità a neutralizzarlo.

L’assunzione dei farmaci inibitori di pompa protonica riduce l’efficacia dello scudo acido dello stomaco, permettendo ad una maggiore quantità di patogeni di arrivare nell’intestino. Inoltre riduce la capacità enzimatica di digerire il cibo, quindi cibo mal digerito entrerà nell’intestino, infiammandolo. Il processo digestivo è prima di tutto finalizzato a demolire molecole dannose per l’intestino, meno importante e la digestione finalizzata all’alimentazione.

Grazie alle sue specifiche azioni prebiotiche intestinali, è’ ben nota l’azione protettiva dell’alfa-lattoalbumina su ulcere indotte da alcool o stress, addirittura in modo dose dipendente. Assunzioni orali di alfa-lattoalbumina riducono, fino a eliminare, le ulcere gastriche indotte dalla stessa quantità di alcool ingerito.

Come risultato finale, l’alfa-lattoalbumina riduce l’alterazione della flora intestinale (disbiosi) che provoca un’eccessiva demolizione di ammino acidi ricavati dalla demolizione delle proteine della dieta.

Per esempio riduce la demolizione del triptofano, che è il precursore della serotonina cerebrale. Una eccessiva demolizione, riduce la sua captazione cerebrale e la successiva sintesi di serotonina, quindi produce uno stato ansioso depressivo.

Un’eccessiva demolizione della tirosina, riduce la sintesi cerebrale di dopamina (Parkinson), di noradrenalina (funzioni cognitive) e di adrenalina (stanchezza cronica).

Inoltre potenzia le risposte intestinali ai patogeni riducendo l’infiammazione cronica (permeabilità), che Alessio Fasano riporta addirittura anticipare i sintomi di tutte le patologie autoimmuni.

L’azione sui processi infiammatori, che in realtà sono i processi comunicativi degli organi, rappresenta l’azione più importante, poiché va a ripristinare i processi endogeni di autoriparazione, attraverso i quali il corpo umano, se sano, continuamente viene riparato.

Un’infiammazione cronica riduce questi processi e, lentamente, progressivamente, ci porta alla manifestazione di diversi sintomi sulla base delle differenti vulnerabilità individuali.

Oggi è molto evidente il ruolo dell’infiammazione come agente patogenetico di molte patologie. La Vezzani, Mario Negri, Milano, lo riporta per le crisi epilettiche, altri ricercatori lo riportano nel Parkinson, nell’Alzheimer, nella sclerosi multipla, nella SLA, nell’autismo,… Tutti questi studi ci mostrano come una volta che il tessuto cerebrale è infiammato, si arrivi ad una graduale e progressiva manifestazioni di diversi sintomi che dipendono dalle differenti vulnerabilità individuali, dipendenti da diverse localizzazioni delle aree fragili cerebrali. Jobe li definisce bad function neurons e attribuisce alla serotonina cerebrale il compito di controllarli, mantenendoli isolati. Il sintomo non è dovuto alla presenza di questi neuroni malfunzionanti, ma dall’incapacità di scollegarli dalle circuitazioni neuronali attive. Oggi sappiamo che questo compito è svolto dal neuropeptide NPY, “elettricista” del cervello, responsabile dei processi di sinaptogenesi (formazione di nuovi collegamenti tra neuroni) e di neurogenesi (formazione di nuovi neuroni), ovvero dalla plasticità del sistema nervoso centrale. La sintesi del NPY è controllata dal triptofano intestinale. Quando una disbiosi intestinale riduce il triptofano, si ha uno stato ansioso, dovuto alla riduzione della serotonina cerebrale. In questo modo si avvantaggia la captazione cerebrale della tirosina, che compete con il triptofano per la stessa porta di accesso, e quindi si avrà una maggiore sintesi cerebrale di dopamina (agilità), di noradrenalina (funzioni cognitive) e di adrenalina (forza fisica). Quindi lo stato ansioso nella risposta acuta a uno stress è positivo in quanto ci mette nelle condizioni ideali per affrontare un pericolo. Studi su animale ci dimostrano addirittura una sua azione anticonvulsiva. Però quando siamo in questo stato neurotrasmettitoriale, ottimale per affrontare un pericolo, si paga una tassa: si riducono i processi riparativi cerebrali in quanto si riduce la sintesi di NPY. Se questo stato diventa cronico, smettiamo di riparare il cervello e iniziano a manifestarsi i primi sintomi: un lieve disturbo del sonno, un’incapacità a stare concentrati, un senso di stanchezza. A questi poi seguono sintomatologie più gravi, che dipendono dalla localizzazione delle aree fragili cerebrali. Ovvero di dove sono localizzati i neuroni malfunzionanti, che ognuno di noi ha, ma che diventano causa di sintomi solo quando si riducono la capacità di mantenerli fuori dalle circuitazioni neuronali attive.

L’infiammazione non è solo responsabile delle patologie nervose mentali. È riportato che anche le placche di arteriosclerosi, o di beta-amiloide, si formino solo su tessuto infiammato, lo stesso per i tumori, così come è causa di infertilità maschile e femminile o di ovai policistici nelle donne.

Per il suo modo intrinseco di lavorare, l’intestino è la più comune sorgente d’infiammazione, se questa diventa cronica riesce a migrare in tutti gli organi. A conferma, le donne celiachie manifestano una maggior incidenza sia di ovaio policistico, di infertilità e di patologie neurologiche, non una in particolare, ma diverse sulla base delle diverse architetture cerebrali. Queste sono ereditate su base genetica, come il colore degli occhi, l’altezza, …, ma anche acquisibili durante il delicato processo di maturazione intestinale post-natale.

Nessuno versa benzina su un fuoco mentre cerca di spegnere un incendio. Il grosso limite delle diete è la suddivisione degli alimenti in grassi, carboidrati e proteine, senza distinguere quelli che, all’interno di queste categorie, infiammano molto l’intestino, infiammano poco, non lo infiammano o addirittura sono i precursori del nutriente delle cellule intestinali o svolgono azioni prebiotiche.

Il colon è l’ultima parte dell’intestino dove tutto quello che non è stato assorbito viene fatto fermentare. È un bio-fermentatore che ricava il sostentamento dai prodotti delle fermentazioni. È stato progettato per nutrirsi prevalentemente di frutta, ricca di frutto-oligosaccaridi (FOS), catene di fruttosio non scindibile dagli enzimi. I FOS arrivano indigeriti nel colon, dove fermentano dando luogo agli acidi grassi a corta catena (SCFAs), da 2 a 5 atomi di carbonio (C2-C5), il più noto è l’acido butirrico (C4), contenuto nel burro.

Il ruolo più importante della dieta deve essere quello di nutrire l’intestino, un intestino mal nutrito diventa debole, incapace di gestire processi infiammatori complessi. Frutta e verdura devono abbondare nella dieta, con eccezione del kiwi in quanto ricco di Fe. Assumere il Fe oralmente infiamma l’intestino, RIDUCENDO la capacità di recuperarlo dai macrofagi. Lo scambio di Fe è minimo, solo dello 0,05%, viene recuperato dai macrofagi quando i globuli rossi muoiono e riversato nel sangue. Un’infiammazione intestinale riduce questo ritorno del Fe nel sangue, assunzioni orali di Fe infiammano l’intestino.

Anche le crocifere (cavoli e carciofi) sono per noi cibi complessi, gli animali che se ne nutrono hanno 4 stomaci per digerirli.

Tra la frutta, le banane che troviamo oggi hanno poco in comune con il frutto originale, dato che lo abbiamo modificato bombardandolo di radiazioni.

Le proteine animali infiammano l’intestino, tra queste le più aggressive sono quelle della carne rossa (il vitello è carne rossa, la peggiore per com’è fatto crescere il vitello). Sorprende come i sostenitori delle paleo-diete possano immaginare gli uomini preistorici come divoratori di carne rossa, amanti del barbecue dove cuocere bistecche di leone, di bufali. Come nomadi raccoglitori si saranno nutriti di frutta, verdure, bacche e cavallette. Poi, molto più tardi di pesce, piccola selvaggina, etc.

Le proteine vegetali sono facilmente digeribili, eccetto i legumi per l’elevato contenuto di carboidrati. Il lungo tempo impostato per digerire le proteine dei legumi fa fermentare i carboidrati. L’intestino riconosce il cibo e ne tiene memoria, abituandolo ai legumi riconosce queste proteine come meno aggressive di quelle della carne, quindi imposta un tempo di digestione più breve.

I carboidrati ad alto indice glicemico infiammano l’intestino, quelli complessi sono i precursori dei FOS, quindi nutrono l’intestino.

Anche i cereali sono cibo complesso con noi, i granivori hanno un gozzo per farli germogliare e renderli più digeribili.

Queste regole non sono esaustive, vogliono solo farvi capire quale sia il vero problema (l’infiammazione) per sapere come fare a risolverlo.

Un intestino sano deve essere in grado di processare ogni alimento, se non ci riesce, e lo segnala con le reazioni avverse al cibo, la colpa non è dell’alimento, ma di una debolezza intestinale. Non si risolve limitandosi a diete a privazione, anzi questo o questi alimenti devono essere usati come test per verificare il ripristino di condizioni normali dell’intestino.

Coloro che hanno reazioni avverse alla frutta o al pesce si devono allarmare , in quanto significa che il loro intestino è diventato ottimo per un alieno.

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