Oggi è molto evidente il ruolo dell’infiammazione come agente patogenetico di molte patologie. La Vezzani, Mario Negri, Milano, lo riporta per le crisi epilettiche, altri ricercatori lo riportano nel Parkinson, nell’Alzheimer, nella sclerosi multipla, nella SLA, nell’autismo,… Tutti questi studi ci mostrano come una volta che il tessuto cerebrale è infiammato, si arrivi ad una graduale e progressiva manifestazioni di diversi sintomi che dipendono dalle differenti vulnerabilità individuali, dipendenti da diverse localizzazioni delle aree fragili cerebrali. Jobe li definisce bad function neurons e attribuisce alla serotonina cerebrale il compito di controllarli, mantenendoli isolati. Il sintomo non è dovuto alla presenza di questi neuroni malfunzionanti, ma dall’incapacità di scollegarli dalle circuitazioni neuronali attive. Oggi sappiamo che questo compito è svolto dal neuropeptide NPY, “elettricista” del cervello, responsabile dei processi di sinaptogenesi (formazione di nuovi collegamenti tra neuroni) e di neurogenesi (formazione di nuovi neuroni), ovvero dalla plasticità del sistema nervoso centrale. La sintesi del NPY è controllata dal triptofano intestinale. Quando una disbiosi intestinale riduce il triptofano, si ha uno stato ansioso, dovuto alla riduzione della serotonina cerebrale. In questo modo si avvantaggia la captazione cerebrale della tirosina, che compete con il triptofano per la stessa porta di accesso, e quindi si avrà una maggiore sintesi cerebrale di dopamina (agilità), di noradrenalina (funzioni cognitive) e di adrenalina (forza fisica). Quindi lo stato ansioso nella risposta acuta a uno stress è positivo in quanto ci mette nelle condizioni ideali per affrontare un pericolo. Studi su animale ci dimostrano addirittura una sua azione anticonvulsiva. Però quando siamo in questo stato neurotrasmettitoriale, ottimale per affrontare un pericolo, si paga una tassa: si riducono i processi riparativi cerebrali in quanto si riduce la sintesi di NPY. Se questo stato diventa cronico, smettiamo di riparare il cervello e iniziano a manifestarsi i primi sintomi: un lieve disturbo del sonno, un’incapacità a stare concentrati, un senso di stanchezza. A questi poi seguono sintomatologie più gravi, che dipendono dalla localizzazione delle aree fragili cerebrali. Ovvero di dove sono localizzati i neuroni malfunzionanti, che ognuno di noi ha, ma che diventano causa di sintomi solo quando si riducono la capacità di mantenerli fuori dalle circuitazioni neuronali attive.

L’infiammazione non è solo responsabile delle patologie nervose mentali. È riportato che anche le placche di arteriosclerosi, o di beta-amiloide, si formino solo su tessuto infiammato, lo stesso per i tumori, così come è causa di infertilità maschile e femminile o di ovai policistici nelle donne.

Per il suo modo intrinseco di lavorare, l’intestino è la più comune sorgente d’infiammazione, se questa diventa cronica riesce a migrare in tutti gli organi. A conferma, le donne celiachie manifestano una maggior incidenza sia di ovaio policistico, di infertilità e di patologie neurologiche, non una in particolare, ma diverse sulla base delle diverse architetture cerebrali. Queste sono ereditate su base genetica, come il colore degli occhi, l’altezza, …, ma anche acquisibili durante il delicato processo di maturazione intestinale post-natale.